La storia del Teatro Caio Melisso – Carla Fendi risale al Cinquecento, in quell’epoca il sito che oggi ospita il teatro era un vasto spazio tra la Cattedrale e il Palazzo della Manna d’Oro, rimasto incompiuto a causa dell’abbandono del progetto di costruzione del Palazzo della Signoria.
Sebbene non fosse destinato a scopi teatrali, nel 1660 l’area venne utilizzata come uno “stanzone per le pubbliche commedie”, segno dell’inizio di un legame tra il luogo e la tradizione teatrale della città. Il teatro divenne operativo nel 1668 e fu uno dei primi teatri all’italiana a presentare una struttura a palchetti, con ben quattro ordini, rendendolo uno dei più antichi esempi in Italia.
Chiamato inizialmente Teatro della Rosa e poi Nobile Teatro, l’edificio fu oggetto di numerosi interventi di rinnovamento nel corso dei secoli. Nel 1751, per esempio, fu arricchito con magnifiche decorazioni pittoriche e nuovi sipari, e l’opera di Metastasio, Ipermestra, fu musicata appositamente per il teatro da Niccolò Jommelli. La scena teatrale di Spoleto conobbe momenti di grande prestigio, con artisti come Rossini, che nel 1817 partecipò come suonatore di contrabbasso a una rappresentazione de L’Italiana in Algeri. Tuttavia, l’euforia culturale dell’epoca fu seguita da un periodo di decadenza: nel 1819 alcune delle magnifiche decorazioni settecentesche furono danneggiate o trafugate, segnando una fase di forte crisi per il teatro. Nel 1853, il teatro fu addirittura oggetto di tentativi di incendio da parte dei cittadini, che lo consideravano ormai inadeguato rispetto alle nuove esigenze culturali della citt.. L’inaugurazione del Teatro Nuovo nel 1864 sancì il definitivo declino del Nobile Teatro, che venne poi abbandonato. Fu solo nel 1877 che il Comune di Spoleto decise di ristrutturarlo, affidando il progetto all’architetto Giovanni Montiroli. Il restauro, completato nel 1880, portò a una trasformazione radicale dell’edificio, che venne ribattezzato Teatro Caio Melisso in onore di Caio Melisso, uno scrittore e commediografo spoletino amico di Mecenate, il cui nome era legato alla cultura classica dell’epoca romana.
Dopo un periodo di ulteriore declino, dovuto alla progressiva perdita di interesse per le sue strutture, il teatro fu riaperto nel 1958, grazie a un nuovo restauro ad opera dell’architetto Roberto De Luca.
Questo restauro coincise con il ritorno del teatro nel circuito internazionale, come sede principale del Festival dei Due Mondi, grazie all’interessamento di Gian Carlo Menotti.
Nel corso degli anni successivi, il teatro continu. ad essere una pietra miliare per la cultura spoletina, ma fu nel 2010 che il teatro entrò in una nuova fase di rinascita, grazie al progetto della Fondazione Carla Fendi, che si occupò di un altro restauro fondamentale. Tra il 2011 e il 2012 furono realizzati numerosi interventi di recupero, come il restauro del foyer, del sipario ottocentesco e della scenografia di Domenico Bruschi.
Altri lavori seguirono tra il 2013 e il 2015, con il recupero di dettagli storici come i fregi originali e il consolidamento strutturale, rendendo il teatro non solo un luogo di grande valore storico, ma anche perfettamente adeguato agli standard moderni.
Nel 2024, il Comune di Spoleto ha ufficialmente intitolato il teatro a Carla Fendi, riconoscendo il ruolo della Fondazione Carla Fendi come fondamentale nel restauro e nella valorizzazione della struttura, un intervento che ha restituito al teatro il suo splendore.
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