Uno, Nessuno e Centomila

19 Febbraio 2013

Intensa prova di Fulvio Cauteruccio protagonista dell’ultimo romanzo scritto da Luigi Pirandello Uno, Nessuno e Centomila, in scena giovedì 21 febbraio al Teatro Sociale di Amelia, con replica venerdì 22 febbraio al Teatro Don Bosco di Gualdo Tadino.

Un uomo dichiara, in apertura, la propria alienazione. Si dice sgretolato, annullato, nonché artefice del suo annientamento. E non si può non credergli. Ovunque, gli altri, senza tanti eufemismi lo chiamano ‘pazzo’ e la sua follia costerna la cittadinanza pettegola di Richieri disabituata alle metamorfosi improvvise e, tantomeno, agli improvvisi declini. Nulla di più asociale di un declino improvviso! L’uomo raccontando di sé afferma che la catastrofe destinata a sradicarlo dal più borghese dei ménage ebbe inizio quando la moglie gli fece notare un’imperfezione del suo naso. Di qui il calvario auto conoscitivo, e autodistruttivo, di Moscarda. Una discesa nel profondo che finisce col portarlo alla totale dissipazione di sé. Ebbene, sapere già in partenza quale il tragico epilogo di un percorso dall’avvio tanto ameno non può non irradiare un clima paradossale su tutto il dipanarsi della storia ancorandola, al contempo, ai ritmi di una tensione fatale. Ma quale la tesi letale che devasta il protagonista? Che nessuno esiste se non nell’immagine che gli altri, ovvero altri nessuno, si formano di lui. E’ un gioco di specchi che riflettono specchi. L’io è un’illusione. A crederci per davvero c’è da spararsi. E difatti qualcuno spara. Anzi: qualcuna. Anna Rosa, appunto. La fanciulla a cui Moscarda confida ciò che ha compreso. Ma non come astratta teoria, bensì come una sequela di fatti paurosamente dimostrativi. E Anna Rosa, nella commedia, è una sorta di doppio che accompagna il protagonista nello scandire, a ritroso, le stazioni della sua Via Crucis. Allieva vibrante e malleabile subisce l’abbaglio di quelle lezioni quasi al limite del plagio e sino a giungere, da ultimo, a un drammatico gesto di ribellione. Attorno, l’umanità tipica dell’allegorica provincia pirandelliana: mogli elettrizzate dalle convenzioni sociali, padri e suoceri roboanti, compari addestrati a fare i propri interessi dietro finzioni d’amicizia e figurine varie immerse, come le altre, nel liquido amniotico di un chiacchiericcio incessante, dove ebetitudine e malalingua determinano la pubblica opinione miscelando i codici del buon senso con l’ipocrisia e la calunnia.

Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere telefonicamente, fino al giorno precedente lo spettacolo, presso il Botteghino Telefonico Regionale del Teatro Stabile dell’Umbria, tutti i giorni feriali, dal lunedì al sabato, dalle 16 alle 19, al n°075/57542222. E’ possibile acquistare i biglietti on-line sul sito del Teatro Stabile dell’Umbria www.teatrostabile.umbria.it.