La fidanzata povera

La fidanzata
povera

di Aleksandr Nicolaevic Ostrovskij


La nostra Fidanzata povera deve sopportare (cederà solo in extremis) le pressioni di una madre vedova e indigente il cui slogan suona pressapoco “com’ è possibile vivere senza uomini?”, deve subire i corteggiamenti ipocriti e nevrotici di suoi coetanei senza arte nè parte, deve far fronte ad aspiranti suocere di grifagna vocazione (le “mammine”…) prima di ravvedersene deve cedere alle uniche a lei gradite lusinghe di un innamorato vanesio, deve poi sopra ogni cosa valutare se sottomersi a un “buon partito” di volgare estrazione in cambio d’ una prospettiva di tracollo fatto salva. E logicamente lei non è un’ eroina romantica, nè una marionetta comica: sceglierà solo in base a un turbato criterio di sopravvivenza quasi sposando l’ idea di una missione rieducativa più che quello zotico in persona. Fin qui, la delicatezza di una pittura che illustra a Gubbio corpi morbidi e acerbi, il torsolume spocchioso della Russia ‘ 800, la malizia santa o i turbamenti farisaici cui gli allievi-attori guidati da Ronconi danno forza e insieme innocenza, per un lavoro corale di aggregariato quasi maturo fascino. Ma sono bravi anche uno a uno, mimando (sbagliando?) temi poi rispecchiabili in Ibsen: lei, la protagonista, ha un incedere e una sofferenza intima che prefigura l’ adolescenza della Donna del mare, e quel tale suo “disturbato” adoratore, succube di materne accudizioni, così mollusco e malato, anticipa l’ Osvaldo degli Spettri. Diremmo proprio che non nuoce, l’ Ibsen caro a Ronconi, se non altro in questa Russia ora incandescente di luce, non tenebrosa come la si ritrarrebbe in onore ad Ostrovskij. Nella scena dissipata, notiamo, spesso qualcosa va perduta, e la storia stessa è ingoiata nei volumi di fondo, ariosi, ma proiettanti un’ insoddisfazione all’ infinito. Tra i mestatori, magari in buona fede, c’ è quell’ amico in nero, di preciso spicco, che sembra un seminarista, un tipo zelante e attonito, con la tara di chi perderà sempre. Ha facile e buon gioco il compagno avvenente, quello che, messo alle strette, rivela l’ indole precaria, profittatrice (e sembra presagire la schnitzleriana Commedia della seduzione). Può piacere di più, per la farsesca maschera davvero alla Gogol, la macchietta dell’ austero mezzano, ma la “normalità” ad esempio della madre di Maria Andreievna somiglia a un meccanismo forse ancora più delicato, calibrato di bravura. Ribadendo che la giovanetta da tutti ambita porta impressa su di sè un’ aura bellissima di bravura, optiamo comunque per un plauso collettivo e non nominale, come conviene. Rodolfo Di Giammarco- la Repubblica


La Locandina

traduzione di Paola Cometti
regia di Luca Ronconi
con gli allievi dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma
regista collaboratore Angelo Corti
costumi a cura di Carlo Diappi
musiche a cura di Paolo Terni

direzione dell’allestimento Gianni De Benedictis
assistente ai costumi Paolo Dell’Oca
trucco Alessandro Bertolazzi A.U.D.A.C. – Associazione Umbra per il Decentramento Artistico e Culturale

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— Gubbio, Teatro Comunale, Gio 9 Mag