I miei stupidi intenti
VicoQuartoMazzini
Una giovane faina è diventata zoppa mentre cacciava tre uova di pettirosso. A sua madre non serve più e decide di venderla al misero prezzo di una gallina e mezzo. La compra una vecchia volpe usuraia, che decide di mostrarle il suo più grande segreto: un libro sacro, la parola di Dio.
Attraverso la rivelazione della parola e del linguaggio, la faina scopre la percezione del tempo e i suoi paradossi: l’insidia e la consolazione del ricordo, la liberazione e l’abisso della morte. Il potere della scrittura e della lettura diventano la causa e il rimedio, il balsamo e la ferita, la leggerezza e l’oppressione.
È la parabola di un animale che prova ad avvicinarsi a Dio, fallisce, prova di nuovo; di una creatura che ha lo stupido intento di provare ad essere di più di ciò che è.
Con I MIEI STUPIDI INTENTI, tratto dall’omonimo romanzo di Bernardo Zannoni (Sarzana, 1995) vincitore del Premio Campiello 2022, VicoQuartoMazzini prosegue il percorso di esplorazione della letteratura contemporanea italiana addentrandosi in un mondo popolato da animali che cercano Dio e poi lo rifiutano, che si sognano uomini e poi preferiscono restare bestie.
La Locandina
dal romanzo di Bernardo Zannoni (Sellerio Editore)
ideazione VicoQuartoMazzini
regia Michele Altamura, Gabriele Paolocà
drammaturgia Linda Dalisi, Gabriele Paolocà, Michele Altamura
con Michele Altamura, Leonardo Capuano, Giuseppe Cederna, Jonathan Lazzini, Gabriele Paolocà, Arianna Scommegna
scene Daniele Spanò
luci Giulia Pastore
costumi Aurora Damanti
musica originale Demetrio Castellucci
sound design Niccolò Menegazzo
aiuto regia Giulia Odetto
cura della produzione Francesca D’Ippolito
produzione LAC Lugano Arte e Cultura, Scarti Centro di Produzione Teatrale d’Innovazione, Piccolo Teatro di Milano – Teatro d’Europa, Teatro Stabile dell’Umbria, Teatro Nazionale di Genova
Info
durata 1 ora e 40 minuti
NOTE DI REGIA
La forza allegorica de I miei stupidi intenti, racchiusa nella dicotomia animale/umano, permette di riconoscersi liberamente nel suo significato simbolico più profondo. Il viaggio verso la conoscenza di una faina, narrato lungo l’intero arco della sua vita, ci fa riflettere sul nostro e le sue domande irrisolte sono quelle del nostro quotidiano.
Quali sono i nostri intenti?
Cosa abbiamo per rispondere alla pretesa di una consapevolezza, di un senso, di un fine? Esclusivamente la parola.
La parola di Dio è da sempre un rifugio per placare il desiderio di autodeterminazione, poiché dispensa dagli interrogativi esistenziali, affidando al mistero della fede ogni pretesa di consapevolezza.
È dunque questo il nostro intento: cercare conforto in qualcosa di più grande di noi?
E se invece alla parola di Dio preferissimo quella dell’Uomo?
“Queste sono parole, appartengono alla carta e restano”, così dice la faina leggendo il libro che raccoglie la vita di volpe. La scrittura ci fa fermare il tempo a modo nostro, permettendoci di raccontare quello che vogliamo, rendendoci padroni della nostra storia. Attraverso la scrittura decidiamo cosa salvare e cosa lasciare scomparire: quale forma dare al passato. In questo senso diventiamo responsabili non solo di ciò che viviamo, ma di ciò che resta di noi. Dunque è questo il nostro intento: trattenere il peso della memoria?
E qual è allora il nostro stupido intento di registi?
Raccontare storie su un palcoscenico per evocare immaginari più grandi di noi, o tentare di fermare il tempo attraverso l’atto creativo, nella speranza di diventare, a nostra volta, memoria?
Sentiamo la responsabilità di portare queste domande sulla scena, per capire se il teatro possa farsi risposta o se, invece, non sia soltanto un altro stupido intento.
Teatro
Teatro Morlacchi - Perugia
Data e Ora
Mer 18 Nov 2026 - 20:45
Teatro
Teatro Morlacchi - Perugia
Data e Ora
Gio 19 Nov 2026 - 19:30
Teatro
Teatro Morlacchi - Perugia
Data e Ora
Ven 20 Nov 2026 - 20:45
Teatro
Teatro Morlacchi - Perugia
Data e Ora
Sab 21 Nov 2026 - 18:00
Teatro
Teatro Morlacchi - Perugia
Data e Ora
Dom 22 Nov 2026 - 17:00