Dalla costola di una colomba

Dalla costola di una colomba. Assemblea poetica

Spettacolo con i detenuti attori della Casa Circondariale di Perugia Capanne

scritto e diretto da Vittoria Corallo


Dalla costola di una colomba è uno spettacolo di Vittoria Corallo, ottavo capitolo di una ricerca portata avanti insieme ai detenuti che prendono parte al progetto Per Aspera ad Astra all’interno della Casa Circondariale di Perugia Capanne. 

L’ingresso è gratuito fino a esaurimento posti, è possibile prenotare il biglietto su eventbrite.it a partire da lunedì 4 maggio alle ore 12:00.

Lo spettacolo andrà in scena anche giovedì 14 maggio alle ore 18 presso la Casa Circondariale di Perugia Capanne. I posti sono limitati, è necessaria la prenotazione all’indirizzo promozione@teatrostabile.umbria.it indicando nome, cognome, luogo e data di nascita e allegando una copia del documento di identità. La mail di prenotazione va inviata entro e non oltre giovedì 30 aprile.

 

“Dalla costola di una colomba si appoggia allo sguardo di Virginia Woolf: se le donne, estranee alla guerra e a quei valori sociali che la promuovono, fossero custodi di una differenza? E se fossero proprio loro custodi della pace? Proviamo a rivoluzionare un ipotetico spazio assembleare, cambiando gli strumenti in cui si esercitano il dialogo e la democrazia. Immaginiamo che non sia necessario raggiungere una conclusione, né trovare una posizione vincente, e che il percorso dell’espressione emotiva e poetica vada di pari passo con quello del pensiero e della riflessione.

Virginia Woolf scrive Le tre ghinee così: tracciando una strada diversa per l’umanità a venire, definendo un’alterità sociale, di cui le donne del suo tempo erano naturalmente custodi, che potesse favorire la pace. Rispondeva che per prevenire la guerra bisognava immaginare un altro modo di essere mondo, e che lo sguardo delle donne, allora ancora profondamente distante da quello degli uomini, fosse necessario per farlo.

Sono passati 90 anni da quelle lettere rivoluzionarie, per le donne sono cambiate molte cose, anche se restano più latenti delle disparità di fatto, sembra che il mondo si trovi immerso in un contesto che si può tristemente rispecchiare in quegli anni. Ci avviciniamo a quella visione come quando portiamo una conchiglia all’orecchio, perché ci sussurri un orizzonte, che speriamo possa ancora realizzarsi”. Vittoria Corallo

 


La Locandina

liberamente ispirato da Le tre ghinee di Virginia Woolf
ideazione e regia Vittoria Corallo
con i detenuti attori della Casa Circondariale di Capanne e le studentesse e gli studenti del Liceo Artistico Bernardino di Betto, del Liceo Scientifico Alessi, OUT! Organismo Teatrale Universitario dell’Università degli Studi di Perugia
cura dei movimenti Marta Bichisao
luci Emiliano Austeri e Ludovico Lesina
scene Chiara Ghigi e Attrezzeria urbana APS
costumi Rosa Mariotti

paesaggi sonori Nicola Fumo
video Riccardo Dogana
collaboratore alla formazione Carlo Dalla Costa
illustrazione di locandina Rosa Mariotti
produzione Teatro Stabile dell’Umbria
nell’ambito del progetto Per Aspera Ad Astra, promosso da ACRI
con il sostegno di Fondazione Perugia

Info

Uno spettacolo di Vittoria Corallo nato nell’ambito del progetto Per Aspera Ad Astra - riconfigurare il carcere attraverso la cultura e la bellezza.

Per partecipare allo spettacolo di giovedì 14 maggio alla Casa Circondariale di Capanne è necessario inviare una email all’indirizzo: promozione@teatrostabile.umbria.it entro giovedì 30 aprile.
Per la replica di lunedì 18 maggio al Teatro Morlacchi sarà possibile prenotare i biglietti a partire da lunedì 4 maggio alle ore 12:00, registrandosi sulla piattaforma Eventbrite. Il link per la registrazione sarà diffuso online tramite i canali di comunicazione del Teatro Stabile dell’Umbria e di Fondazione Perugia.


NOTE DI REGIA

Virginia Woolf immagina una trasformazione radicale in cui le donne abbiano accesso a quegli spazi e libertà, che fino ad allora erano stati un privilegio esclusivo degli uomini, ma riformula i valori che dovrebbero definire quegli spazi e quelle libertà. Riconosce che le radici della guerra e dei totalitarismi sono allacciate ai principi che di fatto promuovono un modello sociale gerarchico, in cui il dominio è un esercizio quotidiano, che si manifesta su piani diversi, non sempre riconoscibile, e che nell’educazione, ad esempio, la spinta alla competizione sia il seme di quelle ramificazioni.
Portare questa riflessione in carcere è stata una sfida, ma ogni volta che l’abbiamo affrontata era sempre più evidente quanto fosse necessaria, soprattutto quando il dialogo è stato condiviso con le studentesse e gli studenti dei licei, il loro punto di vista infatti si è rivelato molto consapevole e deciso, questo ha permesso un confronto, anche acceso, ma che non spegneva la voglia di partecipare e di parlarsi. Una frase che è stata citata più volte da alcuni partecipanti ovvero: “La donna è nata dalla costola dell’uomo”, l’ho ritrovata in un documentario uscito da poco, Inside the Manosphere di Louis Theroux, in cui emerge in modo feroce la misoginia e il desiderio di alcuni uomini di dominare sulle donne, e viene riconosciuta a quell’assunto religioso una verità quasi scientifica, la prova che la donna sia naturalmente, e per volere di Dio, subordinata all’uomo.
Dalla costola di una colomba nasce come risposta a queste convinzioni, purtroppo ancora attuali. È il tentativo di una riformulazione, che si appoggia allo sguardo di Virginia Woolf: se le donne, estranee alla guerra e a quei valori sociali che, in maniera sotterranea, la promuovono, fossero custodi di una differenza, non importa se innata o accidentale, potrebbero assecondare quell’alterità e dargli uno spazio pubblico e politico. E se fosse proprio quella parte, che è mancata nello sviluppo della struttura del mondo, la custode della pace?
La risposta drammaturgica che ho scelto di esplorare è strettamente connessa a quei momenti di scambio, che abbiamo portato avanti in carcere nei mesi di laboratorio, è un esperimento di assemblea, in cui proviamo ad attuare il disegno di Virginia Woolf sulla “società delle estranee”. Dare spazio a un nuovo modo di costruire il mondo a partire dal modo in cui si racconta, il cui suolo è quella estraneità a cui le donne sono state abituate per secoli. Il dialogo inteso come dia-logos non basta, e qui mi avvalgo del contributo di Marina Valcarenghi, quando scrive che il mondo si è formato sul logos maschile e in assenza del contributo del pensiero femminile, che è accogliente, si sviluppa su più piani, in maniera non solo consequenziale, ma anche emotiva ed esperienziale.
Un’assemblea per fare esperienza di un mondo mancato, non solo per capire o decidere, ma per sentire dove si annidano i semi della guerra e della pace, per incarnarli e riconoscerli in noi stessi. Il linguaggio poetico teatrale entra in gioco per dare degli strumenti utili a questo scopo, ci insegna come entrare emotivamente nelle storie e nei personaggi, e a fare esperienza di una consapevolezza collettiva più complessa e meno ideologica.



Stagioni precedenti

— Teatro Morlacchi - Perugia, Lun 18 Mag