La Stagione 23/24



EDITORIALE DEL DIRETTORE NINO MARINO


Qualche tempo fa ho letto un articolo di Suzanne Simard, biologa e studiosa delle foreste. Il testo raccontava del sottosuolo come un mondo a sé, fatto di sentieri e strade biologiche infinite, che collegano gli alberi, li fanno comunicare tra loro come fossero un unico organismo. Alberi che vivono uniti da una rete fatta di segnali chimici che si trasmettono attraverso le radici. Più antichi sono gli alberi, più ampie sono le reti e le connessioni.

Partendo da questa suggestione ho ripensato ai maestosi alberi che incontro in Umbria, veri e propri monumenti secolari che rendono straordinaria questa terra spesso definita Cuore verde d’Italia. Le radici vanno in profondità, prendono e diffondono la vita, come la tessitura solida e nutriente dei teatri del Teatro Stabile dell’Umbria, robusti tronchi, pilastri della cultura che dalla terra tendono verso l’alto e si ramificano in tutte le direzioni, per trasmetterci emozioni intense e nutrimento culturale, così come gli alberi la quiete del verde e il conforto dell’ombra.

Un patrimonio naturale di inestimabile valore e uno culturale unico nel nostro Paese, entrambi fondamentali per tracciare, indirizzare e accompagnare un modello di vita alto e consapevole.

L’Umbria infatti è una delle poche regioni che ha scelto di promuovere un teatro di produzione regionale, mossa anche dalla necessità di valorizzare l’enorme ricchezza storica, artistica, architettonica in continua evoluzione che custodisce da secoli. Una progettualità, quella del TSU, sempre rivolta a concretizzare quella che è la funzione del teatro, ovvero un racconto fertile del presente, reso possibile anche grazie al costante sostegno dei suoi Soci, protagonisti del suo fortunato sviluppo.

La particolarità che rende singolare questa esperienza è che in un territorio con meno di novecentomila abitanti è presente una rete capillare di teatri, da quelli romani passando per preziosi teatri realizzati tra il Settecento e l’Ottocento, fino ad arrivare a quelli di recente costruzione. Teatri che accolgono ogni anno più di cento compagnie e che offrono la possibilità di assistere a uno spettacolo diverso ogni sera, con una ramificazione e un radicamento che magicamente si specchiano nella ricca mappa di alberi monumentali umbri.

Il Teatro Stabile dell’Umbria è presente ogni anno nei più prestigiosi teatri italiani con gli spettacoli allestiti e prodotti in regione. Dalla sua nascita sono stati realizzati più di 150 spettacoli che hanno contribuito in modo significativo alla vitalità della scena teatrale italiana, ne sono testimonianza i riconoscimenti e premi che anche quest’anno sono stati attributi alle nostre recenti produzioni: La signorina Giulia e Chi ha paura di Virginia Woolf?

Nell’invitarvi a scoprire il nuovo Cartellone del Teatro Morlacchi, prendo in prestito le parole e il pensiero di Antonio Brunori, esperto forestale, e Linda Dalisi, dramaturg, che hanno contribuito alla nuova campagna di promozione della Stagione 23/24, che mette al centro la meraviglia dei nostri alberi secolari:

“Tutti i problemi della vita, in milioni di anni di evoluzione, le piante li hanno già visti, hanno già vissuto tutti questi drammi, risolvendo di volta in volta gli enigmi che ne ostacolavano il cammino. La gravità noi la subiamo, loro la interpretano.” Antonio Brunori

“Allora specchiarsi diventa non solo necessario ma obbligatorio, per imparare a interpretare. Farsi attori, autori, prendendo esempio da loro, che scavano nella terra, e puntano al cielo. Seguono il sole, si bagnano nella luna, e, quando abbracciati dalle città, ci ricordano la poesia implacabile della Natura.” Linda Dalisi


Teatro Morlacchi, PERUGIA






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